Non metterai alla prova il Signore Dio tuo (Mt 4, 1-11)
Siamo in Quaresima (quest’anno anche presto) e siamo chiamati di nuovo a dare forza al digiuno, alla preghiera e alla penitenza. Ma qualcuno potrebbe dire che, in realtà, stiamo vivendo una Quaresima prolungata da anni. Impegniamoci per quaranta giorni a cambiare il cuore per ritornare al Vangelo, proprio come il sacerdote ci ha detto imponendo le ceneri sul nostro capo: “Convertiti e credi al Vangelo”. Convertirsi indica una metanoia concreta e l’applicazione di gesti veri, in base ai quali non pensiamo secondo il nostro io ma ci sforziamo di entrare per la porta stretta. La Quaresima non è un tempo di dieta o digiuni intermittenti che fanno bene alla salute, ma un impegno di mente e di cuore a riaprire il Vangelo per viverlo nella quotidianità. La conversione in questa domenica ci viene presentata con il dono-provocazione delle tentazioni. Le tentazioni non sono maledizioni, e Dio non può evitarcele. Se togli le tentazioni uccidi la libertà dell’uomo (San Antonio Abate). Lo spirito ci conduce nel deserto per essere tentati. È la prova del nove di chi mette al centro della propria vita Cristo e il Vangelo. Ci sono tre tentazioni: il pane, il pinnacolo, mettersi in ginocchio davanti al diavolo. Il pane: abbiamo tutti fame di senso, di gioia, di pienezza, ma a volte scegliamo ciò che non giova alla nostra vita. Tutto è buono ma non tutto è lecito si legge in 1Cor6,12. Occorre fare attenzione perché spesso cadiamo in situazioni, in cui le pietre ci sembrano pane e questo non porta giovamento ma distruzione. Anche desiderare i regni di questo mondo e la ricchezza, presentataci dal diavolo (inciampo, e divisore) non sono la soluzione ai problemi economici, ma l’esasperazione di chi si chiude nel proprio egoismo e nella propria autoreferenzialità. Il pinnacolo ci dà la sensazione di essere più in alto ma poi ci fa cadere in basso: “A che serve all’uomo guadagnare il mondo intero se poi perde la sua anima” (Mc, 8,36). Nella tentazione del pinnacolo ci sono i potenti ma anche i poveri, arricchiti dal proprio io al centro di tutto. Nell’io si nasconde il male vero. La tentazione di inginocchiarci al demonio diventa la più terribile: non si tratta solo di un rito di magia nera o di una seduta esoterica, ma la nostra vita piena di compromessi, alimentata spesso dalle convenzioni comuni del “così fan tutti”, che ci omologano e ci privano del senso etico del bene sommo da realizzare. Non tutto ciò che è tecnicamente possibile è moralmente accettabile. Il diavolo chiede proseliti anche ai cristiani deboli e fragili. Per non cadere in questa tentazione, occorre non dialogare con essa. Chiediamo a Dio di non eliminare le tentazioni, ma di non farci entrare senza superarle e, quindi, di liberarci dal maligno che non deve tentare il Signore. Perciò solo ascoltando la parola di Dio siamo sempre vincitori. Sta scritto: “non tentare il Signore tuo Dio”. Solo con la Parola di Dio vinciamo le suggestioni del maligno e ci incamminiamo verso la luce della Pasqua. Cristo Risorto distrugge la morte e il peccato di Adamo e ci riporta alla dignità di figli di Dio, ritornando come Adamo a camminare con lui nel giardino dell’Eden. Siamo tentati ma non vinti, e se Dio è con noi siamo sempre vincitori.
Commento di Padre Andrea Fulco

