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Maria Scarpelli

Una storia di luce e di nascondimento secondo la logica del Vangelo. A Lappano il ricordo è vivo. Sarà celebrata una santa messa il 9 febbraio

Parole chiave: Lappano (4), Maria Scarpelli (1)
Maria Scarpelli

Tutto ebbe inizio il 5 giugno dell’A.D. 1912, nella piccola comunità di Lappano: fu infatti in quel giorno, sul finire della stagione primaverile, che Maria Scarpelli vide per la prima volta la luce: da allora, la contemplazione della Luce vera, quella che illumina ogni uomo (cfr. Gv I, 9) sarebbe stata assoluta prerogativa di tutta la sua esistenza.

Non è cosa semplice compendiare in poche pagine il racconto di una vita apparentemente come le altre, ma vissuta all’insegna della preghiera e di quell’io vorrei incenerirmi d’amore appreso alla scuola di San Paolo della Croce, fondatore della Congregazione della Passione di Gesù Cristo.

Altrettanto semplice non è ricostruire il vissuto di una donna che ha fatto del nascondimento e dell’annullamento di sé un motto di vita, ma per farlo sine ira et studio ricorreremo ad alcune delle sue lettere; al suo “Quadernetto biografico”, sul quale annotava brevemente i tratti essenziali della sua vita; ed infine a “Rivelazione d’anima”, il resoconto delle sue azioni giornaliere, redatto per ordine del suo direttore spirituale.

 

Un fatto piuttosto singolare colpisce dell’infanzia di Maria Scarpelli: a proposito della devozione ai santi, ella stessa racconta che quand’era bambina, per scampare a un violento temporale, si rivolse a tutti i santi, promettendo di recitare tre Gloria Patri per ciascuno.

«Fatta più grandicella, conobbi altri Santi da quelli che sapevo prima e così aumentavo la mia fila di Gloria Patri» (Lappano, 20.02.1945).

I primi suoi segni vocazionali si enuclearono nel periodo tra il 1927 ed il 1931 e la risposta, che non si fece attendere, sollecitata dal vivo desiderio di coronare il proprio sogno d’amore con il Celeste Sposo, la portò ad entrare come postulante nell’Istituto religioso delle Suore Canossiane di Cosenza. Come ricordò in un suo scritto di molti anni dopo, quivi conobbe, in occasione del ritiro mensile delle novizie, il Servo di Dio Mons. Eugenio Raffaele Faggiano, allora confessore delle Canossiane e successivamente vescovo della diocesi di Cariati.

Tuttavia, dovendo di lì a breve ritornare a Lappano a causa dello stato di salute malfermo, Maria chiese alla Madre Maestra il permesso di poter scegliere padre Eugenio come guida spirituale, ricevendone il più vivo incoraggiamento. Gli inviò una prima lettera il 2 luglio 1932 e la risposta non si fece attendere. Si legge, in una epistola di sette anni dopo:

«Ho il piacere che la presente vi arrivi per il 2 luglio così sotto lo sguardo della nostra buona Mamma Celeste vengo a festeggiare il settimo anno compito da che mi misi per divin volere sotto la vostra direzione» (Lappano, 30.06.1939)

Le prime settantaquattro lettere di Mons. Faggiano, relative al primo decennio di guida spirituale, furono distrutte dalla stessa Maria, che le riassunse in una sorta di epitome, che custodì gelosamente come un vademecum di ascetica cristiana.

«Sentite, delle lettere del Padre ho conservato solo le ultime, e le altre sono andate a raggiungere l’omaggio che ne avevo fatto alla Mamma Celeste, e sapete con quale intenzione? Ho chiesto per ognuna un santo direttore di anime» (Lappano, 08.12.1940)

Posto privilegiato nella sua vita spirituale è occupato dal Sacramento dell’Eucarestia, che la portava a provare sensazioni dolcissime di annientamento in Gesù e di astrazione dalla terra:

«Quando Egli si nasconde al mio sguardo interiore lo trovo tutto mio nell’Eucarestia e sono contenta lo stesso» (Lappano, 02.03.1940)

Grande importanza era inoltre rivestita dalla lettura e dalla meditazione spirituale, oltre alla contemplazione di Gesù Crocifisso:

«Già dagli inizi della mia vocazione desideravo tanto che Gesù mi avesse resa partecipe della S. Passione, ed Egli si è degnato di esaudirmi. Ora dico a me stessa: in quei primi tempi erano i fiori, adesso è tempo di raccogliere i frutti, e mi consolo soffrendo in silenzio» (Lappano, 21.12.1939).

E’ lei stessa che si sottoscrive, in alcune epistole, come “Sr. Maria di Gesù Crocifisso”, mentre in quelle più intime come “Suor Maria Marta”: il perché di questo accostamento, che tanto ci riporta alle due sorelle di Lazzaro di Betania, ci è svelato in un passo datato 05.08.1930:

«A dire il tutto è, che vorrei riunire e la vita contemplativa di Maria e l’attività di Marta, sarà possibile? Questa è la mia aspirazione

Al fine di comprendere al meglio tale affermazione, ci occorre fare un piccolo salto in un brano del Vangelo secondo Luca (Lc X, 38-42): esso ci narra di come, mentre Gesù si trovava in casa di Lazzaro, Maria stesse ai suoi piedi ad ascoltare le sue parole, mentre Marta si affaccendava a compiere gli onori di casa, invitando addirittura il Signore a rimproverare la sorella, che la lasciava sola a servire. Nelle due sorelle di Betania, i padri della Chiesa hanno sempre rivisto il concetto di vita attiva e vita contemplativa.

Infatti, in molti passi del suo epistolario, Maria appare costernata per aver dovuto sacrificare il desiderio di essere religiosa e ritirarsi dalle massime perverse del mondo:

«Sono pienamente sottomessa a fare la volontà di Dio restando in mezzo al secolo, ma un po’ di rimpianto lo sento. Oh è tanto difficile mantenerci puri come gigli camminando per una via fangosa!...» (Lappano, 16.02.1935)

Ma, al tempo stesso, nella natura, nei fiori, negli animali e in ciò che la circondava, Maria era risvegliata nei doveri nella lode all’Altissimo. Sentimenti tanto casti e profondi sono sublimati in versi meravigliosi, quasi poetici, risalenti al 10.07.1930:

«La natura è per me, come una eloquente predica; tutto mi parla della bontà del Signore e delle cose caduche e passeggere di questa misera terra. Talvolta sono costretta a dire con un santo solitario: tacete, tacete o fiori, perché voi troppo mi rimproverate...»

Non si potrebbe ritenere completo un excursus sulla vita di Maria Scarpelli, senza prendere in seria considerazione la sua fervida devozione mariana e la sua profonda unione spirituale con Santa Gemma Galgani: fu la stessa Maria, infatti, ad importare il culto della mistica lucchese nella comunità di Lappano e fu all’interno della sua stessa famiglia che avvennero le due guarigioni miracolose che portarono Gemma Galgani all’onore degli altari: la prima il 14.05.1933, a beneficio di Elisa Scarpelli; la seconda il 30.05.1935, a beneficio di Natale Scarpelli, rispettivamente cugina e padre di Maria.

«Padre, ho fatto un fioretto alla Madonna ed  ora ve lo dico. Nel chiamarvi “babbo mio”, ad imitazione della nostra sorellina Gemma, mi sono accorta che vi provavo un po’ di gioia spirituale ed allora ho detto, vada in onore della Mamma mia Celeste!...» (Lappano, 05.08.1939)

Una spiritualità semplice, all’insegna dell’umiltà e del nascondimento, che trovava il suo culmine nella Comunione giornaliera con Gesù Sacramentato e nella contemplazione della Santa Passione. Base essenziale della sua spiritualità passionista il concetto del Nulla e del Tutto: in forza di tale dottrina, Maria permaneva in un basso concetto di sé che non le impediva, pur dichiarando “Io sono il tuo piccolo nulla e Tu sei il mio divino tutto” di immergersi nell’oceano della misericordia divina.

Non mancarono, come spesso avvenne nella vita di molti santi, momenti di grande e duratura aridità disseminati nel corso della sua vita, e ciò lo si evince da passi come il seguente:

«Nel fare orazione non trovo che aridità ma il desiderio di pregare bene e piacere al mio Dio nessuno può impedirmelo; desidero la mia salvezza e santificazione, il dono di orazione, del silenzio e di tutte le virtù» (Lappano (?), 1930)

Come quella di Maria, la Mamma Celeste, anche la vita della nostra povera Maria Scarpelli fu una vita di sofferenze e dolori, che tuttavia le permisero di avanzare, sull’esempio di Santa Gemma e di Santa Teresa di Lisieux (altra figura fondamentale nella sua formazione), nel cammino della santità.

Se Maria fosse dunque un’anima santa, particolarmente gradita al Signore, ce lo svela colui che la conosceva meglio di chiunque altro, ossia il suo direttore spirituale, in una epistola inviata da Cariati e datata 24.07.1946:

«Lo stato in cui si trova la tua anima è proprio quello voluto da Gesù stesso, che abita misticamente nel tuo cuore, e lo possiede, perché non ti fa amare né desiderare altro che Lui»

Considerando valide le affermazioni di un Servo di Dio, possiamo ritenere con tranquillità che Maria Scarpelli, la monaca di Lappano, godette di favori straordinari interni.

Ed il 31.03.1958, ben quarant’anni prima di morire, scriveva a Madre Margherita del Sacro Cuore, del Santuario di Santa Gemma di Lucca: «Tu però sai che il mio silenzio è pieno di Dio».

A suffragare il compimento del suo più grande desiderio: il conseguimento della tanto anelata perfezione. Sarà celebrata una santa messa il 9 febbraio, a Lappano, giorno della sua nascita al Cielo.

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