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Simone Quintieri, un gol per l'Indonesia

La storia di un calciatore cosentino che ha scelto di giocare lontanissimo da casa.

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Simone Quintieri, un gol per l'Indonesia

La prima volta che è arrivato in Indonesia ad accoglierlo c’erano oltre duemila tifosi. Simone Quintieri, calciatore cosentino, è diventato in breve tempo un campione molto amato in Indonesia.  A soli 13 anni dalla Calabria viene chiamato a giocare nella Lucchese. A 17 anni approda nel Livorno e  a 19  firma il contratto con il Molenbeck in Belgio, ma dopo poco tempo la squadra fallisce.  Dopo sei mesi nel Cosenza,  arriva a giocare nella squadra indonesiana del Semarang United Football Club. E poi  a Maiami,  a Malta, in  Germania,  in Israele e di nuovo in Indonesia, questa volta però  con la maglia dello Sriwijaya, diventando il secondo italiano nella storia del calcio a giocare in una squadra indonesiana.

Una passione quella per il pallone che l’ha accompagnato fin dall’infanzia e che ha ereditato dal papà. “ L’amore per lo sport- ci racconta Simone Quintieri-  è nato in famiglia grazie a  mio padre e a mio zio, che purtroppo non c’è più da due mesi. Entrambi sono stati allenatori negli anni Sessanta e Settanta. Sono loro che fin da quando ero bambino mi hanno fatto conoscere le grandi emozioni che si provano in campo”.

Qual è la lezione di vita che le ha trasmesso lo sport?

 Il calcio ti insegna a crescere. Ti insegna giorno per giorno a saperti comportare correttamente con gli altri. Ti insegna a segnare non solo durante le partite, ma  anche nella vita. E poi lo sport trasmette emozioni uniche. Indescrivibili che solo chi gioca e chi ama questo sport fino in fondo ha la fortuna di provare.

Una regola che vale sia nella vita che in campo?

Arrivi a determinati traguardi solo con sacrificio e credendo nelle tue capacità e nella forza di volontà.  La forza di volontà mi ha aiutato anche nei momenti in cui  mi sono ritrovato a giocare in campionati minori. Io mi allenavo lo stesso e allo stesso modo davo il meglio di me in campo. Grazie a questa forza sono riuscito a raggiungere traguardi importanti come riuscire a diventare attaccante  in una squadra  di Serie A dell’Indonesia.

C'è un calciatore italiano o straniero al quale ti ispiri?

Quando ero bambino mi ispiravo a Roberto Baggio.

Com'è vivere in Indonesia?

Adoro vivere in questo Paese. Ci sono delle bellezze incredibili. L’Asia è il futuro del mondo. Un giorno spero  riuscire ad andare a vivere a Singapore. Tre anni fa quando sono arrivato la prima volta  all’inizio non è stato facile ambientarmi. Ora però la vita che vivo qui è straordinaria.  Naturalmente mi manca la mia famiglia e i miei amici, ma per il resto qui si vive bene non solo per il cibo, ma anche la qualità della vita.  In Italia per il mondo del calcio sono un giocatore  da Lega Pro, qui sono un giocatore che vale. Mi piacerebbe riuscire a entrare qui nella nazionale, ma ho bisogno del doppio passaporto. In futuro, chissà che non riesca ad ottenerlo.

C'è differenza tra il calcio italiano e quello indonesiano?

Credo che in Italia non esista più il vero calcio. Purtroppo nel nostro Paese o giochi in Serie A in squadri importanti o non sei nessuno. Quello indonesiano è un calcio fatto di qualità con giovani talenti di livello elevato.  A differenza del nostro Paese qui gli stadi sono pieni di tifosi.

E della Calabria  ora che vive in un posto a migliaia di miglia da casa, cosa le manca?

Gli amici di sempre e naturalmente la mia famiglia.  Il mio desiderio più grande sarebbe portare la mia famiglia qui.

E in futuro cosa sogna?

Giocare fino a 37 anni, come il mio numero di maglia.

 

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