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Nello slum di Mukuru sosteniamo i progetti del  Wajukuu Art Project,  associazione di ragazzi nati e cresciuti nella baraccopoli che saranno a Cosenza dal 25 ottobre al 17 novembre in mostra con le loro opere 

Il nostro progetto è quello di camminare insieme

Intervista al presidente del Mo.Ci. Cosenza Gianfranco Sangermano che da oltre dieci anni sostiene diverse iniziative in Kenya

Parole chiave: moci cosenza (3)
Il nostro progetto è quello di camminare insieme

“Non veniamo con l’intenzione di poter cambiare il mondo, ma con quella di dare il nostro piccolo contributo perché ciò avvenga”. Si potrebbe sintetizzare così l’opera portata avanti in Kenya dal Mo.Ci. Cosenza (Movimento per la Cooperazione Internazionale) che dal 2007 sostiene progetti e iniziative in questa porzione del continente africano. Abbiamo pensato di raccontarla per l’ottobre missionario grazie all’aiuto del suo presidente Gianfranco Sangermano.

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Andiamo con ordine. Dove nascono e quanti sono i progetti che portate avanti in Kenya?

I nostri progetti Kenya si concentrano in quattro posti diversi: Wote, Katonzweni, lo slum di Mukuru e con i missionari di Yarumal. Tra questi però forse quello più importante è a Wote, una cittadina non molto distante da Nairobi, dove si trova anche la sede del Mo.Ci. in Kenya (una casa che può ospitare 16 persone) costruita nel 2014. Vicino alla nostra sede c’è la San Patrick School, una scuola professionale rivolta soprattutto a persone con disabilità, dove i ragazzi, oltre a fare diverse attività, imparano un mestiere, sostenuti dalle sponsorizzazioni che consentono loro di studiare.

Come funzionano le sponsorizzazioni?

Gli alunni della scuola vengono da famiglie poverissime. Grazie alle sponsorizzazioni fatte da nostri amici in Italia si aiutano i ragazzi a frequentare la scuola e, alla fine del percorso che dura due anni (così come la sponsorizzazione con una cifra pari a 25 euro mensili), hanno la possibilità di acquistare un kit da calzolaio o sarto per avviarsi al lavoro e diventare una risorsa per la famiglia. Alle sponsorizzazioni si aggiungono, per i progetti sia in Italia che all’estero, anche il sostegno della Caritas italiana e diocesana così come quello della Focsiv, di cui facciamo parte.

Quali sono invece i progetti portati avanti nella cittadina di Kathonzweni?

Questo è stato in realtà il primo luogo nel quale abbiamo iniziato le nostre attività in Kenya. Lì è presente una small home, dove vengono accolti bambini dai 6 ai 13 anni. Uno dei nostri principali progetti è quello di integrare l’alimentazione dei giovani ospiti cercando di rendere la loro dieta più varia ed equilibrata. A questo, grazie alla stretta collaborazione con le suore del Preziosissimo Sangue che gestiscono la scuola, si aggiungono altre piccole opere di sostegno come l’acquisto dei letti per il dormitorio e la sistemazione dei locali.

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A questi due luoghi si aggiungono ancora lo slum di Mukuru e la collaborazione con i missionari colombiani di Yarumal.

Nello slum di Mukuru, nella periferia di Nairobi, sosteniamo i progetti del Wajukuu art project, un’associazione di ragazzi nati e cresciuti nella baraccopoli. I giovani artisti lavorano con i ragazzi dello slum e, ancora, in attività di arteterapia con quelli delle scuole di Wote e Kathonzweni. 

A questo si aggiunge il sostegno dato ai missionari di Yarumal impegnati nell’evangelizzazione e in diversi progetti portati vanti nella terra dei Samburu e nella “Fattoria dei tremila amici” poco distante da Nairobi. 

Progetti e cammino associativo che affondano le proprie radici in un cammino di fede.

Il Mo.Ci. è un’associazione di ispirazione Cattolica. Facciamo parte della Commissione Missionaria sia regionale che diocesana. Molti dei nostri volontari condividono questo percorso di fede, anche se cerchiamo di aprire le porte a tutti quelli che scelgono di camminare insieme a noi accogliendo e stimolando tutti.

Quella africana è una realtà meravigliosa e difficile. Cosa significa lavoare in una terra così complessa? 

Intanto è molto difficile entrare in sintonia con le persone senza essere giudicanti. Poi, la prima sensazione appena arrivi in Africa, è di sentirti piccolo perché tutto quello che fai resta una goccia. Però, e questo è quello che ci spinge a continuare sulla nostra strada, anche quella goccia può servire.  Poi, una volta avviato un progetto, cerchiamo sempre di monitorarlo anche attraverso i nostri interlocutori sul posto. Il nostro stile non è solo di finanziare, ma di restare qui e camminare insieme.

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Quanto credi sia importante per i volontari che vengono dall’Italia fare anche una piccola esperienza in Africa a contatto con una realtà così diversa dalla nostra?

È fondamentale venire a vedere con i propri occhi. Venire in Africa significa aprirsi a capire una cultura, a conoscere le sue bellezze e come il progresso e la crescita stia cambiando questi territori. A questo si aggiungono anche tutte le difficoltà che ancora purtroppo ci sono. Vedere, provare a capire, anche se per brevi esperienze è fondamentale.

Ovviamente la missione del Mo.Ci. continua anche in Italia con diverse attività e progetti.

Nel nostro quartier generale sito nei magazzini della stazione ferroviaria di via Popilia ci occupiamo di educazione, emigrazione e abbiamo anche  un piccolo progetto Sprar nel comune di Marzi. Dal 2008 ci occupiamo di scolarizzazione, prevenzione alla dispersione scolastica e, grazie alla scuola di italiano per stranieri, aiutiamo tanti immigrati a integrarsi nel nostro pase. A questo si aggiunge  il servizio di raccolta dell’usato e il mercatino dell’usato solidale.

Quanti tra volontari e addetti ai lavori collaborano con voi?

Nel corso degli anni il Mo.Ci. è diventato anche un’opportunità di occupazione che oggi da’ lavoro a 14 persone. A queste si aggiungono più di trenta volontari che ci aiutano a portare avanti tutti i nostri progetti. 

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