Editoriali
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Riforma della giustizia. A proposito della prescrizione

 La riforma voluta dall’ex ministro della Giustizia Bonafede prevedeva una sorta di processo senza fine e comunque dalla durata indeterminabile. Quella della ministra Cartabia inverte la rotta e, se pur con alcune incongruenze che fanno storcere il muso a più di un giurista, blocca un meccanismo non degno di un Paese civile

Riforma della giustizia. A proposito della prescrizione

Una delle questioni politiche che ha infuocato il dibattito politico di questa estate è stata la riforma della Giustizia, voluta dalla ministra Cartabia, che tra i punti più importanti ha regolato l’istituto della prescrizione nell’ambito del processo penale. Ricordiamo che l’istituto della prescrizione nasce, oltre che per la tutela di diritti, anche e soprattutto per evitare che il cittadino venga sottoposto ad un processo penale infinito e che resti in balia della legge per una vita intera. Possiamo dire, quindi, che la prescrizione, in campo penale, si prefigge principalmente lo scopo di evitare che l’imputato, cioè colui che si ritiene che abbia commesso il reato e che per questo sia sottoposto ad un procedimento penale, possa essere sottoposto ad un processo senza limiti di tempo. È per questo che decorso un certo termine, infatti, il reato dovrà essere dichiarato estinto per intervenuta prescrizione, a prescindere dall’accertamento giudiziale circa la innocenza o la colpevolezza del soggetto processato. La riforma voluta dall’ex ministro della Giustizia Bonafede prevedeva una sorta di processo senza fine e comunque dalla durata indeterminabile. Quella della ministra Cartabia inverte la rotta e, se pur con alcune incongruenze che fanno storcere il muso a più di un giurista, blocca un meccanismo non degno di un Paese civile. Del resto se la nostra Costituzione impone un processo giusto per tutti, vuol dire che esso debba svolgersi in tempi ragionevoli, non solo a tutela dell’imputato ma anche della parte offesa che ha diritto di conoscere la verità ed a conseguire adeguati risarcimenti. Il problema ancora una volta però non può essere inquadrato con una norma che non abbia un riscontro anche pratico. Ecco perché è necessario accelerare il processo di digitalizzazione della macchina della giustizia per evitare rinvii inutili e tempi morti per alcune attività, aumentare sensibilmente il numero dei magistrati inquirenti e giudicanti e dotare gli uffici dei Tribunali di personale amministrativo qualificato e in numero nettamente maggiore a quello attuale. Perché va ricordato che le riforme a costo zero non esistono e per andare veloci e lontano non serve solo una buona strada, ma anche una macchina buona, la benzina necessaria e guidatori esperti. Ecco perché dopo tante discussioni sulla prescrizione l’augurio è che qualcuno ora varchi la soglia dei Tribunali e ci si renda davvero conto dello stato in cui versano molti uffici, impossibilitati a lavorare per ragioni organizzative. Forse così si renderà conto che la prescrizione è un effetto e non una causa di tanti processi lenti ed inutili, rivelatisi tali solo dopo tanti anni.

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