Editoriali
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Il desiderio di Francesco di una teologia dell'accoglienza secondo la Parola

Il messaggio di papa Francesco a Bari per il recupero dell'insegnamento biblico, contro ogni stereotipo o paura, nella certezza che i semi del Verbo sono in tutti. 

Parole chiave: papa franceco (1), mediterraneo (5), bari (7)
Il desiderio di Francesco di una teologia dell'accoglienza secondo la Parola

"C’è bisogno di elaborare una teologia dell’accoglienza e del dialogo, che reinterpreti e riproponga l’insegnamento biblico. Può essere elaborata solo se ci si sforza in ogni modo di fare il primo passo e non si escludono i semi di verità di cui anche gli altri sono depositari".

Questa è una delle espressioni significative che papa Francesco ha pronunciato a Bari, durante l'incontro dei Vescovi delle Chiese del Mediterraneo. Il Santo Padre l'ha posta nel contesto dei temi dell'accoglienza, dell'incontro, del superare ogni stereotipo e sull'abbassare ogni muro divisione. Di certo, "ponte" è il termine che più di tutti racchiude l'evento barese il quale, prima che fra Chiese, è stato fra uomini di buona volontà e innamorati della pace. Francesco auspica un impegno dei teologi perché mostrino la verità della Scrittura rispetto al rapporto tra le genti, nell'ottica di quella vocazione al dialogo che è già in Dio e quindi per forza negli uomini, costruiti a sua immagine e somiglianza. L'insegnamento biblico, se bene indagato, mostra la sollecitudine dell'intera rivelazione verso il fratello, in una vera e propria alleanza. Essa si muove su due piani specifici, anche se non assoluti, quello più emergente nel vecchio Testamento, che invita a non respingere lo straniero, a non molestare l'orfano e la vedova, che può essere assimilato al giuridico "neminem laedere", "non fare del male a nessuno"; e quello positivo, proprio del discorso della montagna, quando il Signore invita ad amare senza confini, guardando tutti senza pregiudizi.

Gesù ha testimoniato il Dio che incontra, dialoga, consola, abbraccia, purifica. Il cristiano è chiamato a essere tutto questo convintamente, leggendo dentro i segni della storia e cooperando affinché non si alzi la polvere del'odio, della violenza, dell'ideologia. Questo è essere ponte. Non si tratta di fare grandi passi, ma il primo passo verso verso il fratello; né di salvare il mondo, che pure già ha ottenuto la sua salvezza, ma di camminare sulle proprie strade avendo a cuore il cuore proprio e del fratello. 

La dimensione ampia del messaggio di papa Francesco, infatti, è legata alla possibilità di riconoscere i "logoi spermatikoi", i semi del Verbo intesi da San Giustino come proprium di tutti. In ciascuno - come evidenzia più volte Joseph Ratzinger - c'é una scintilla di Dio, una presenza che è chiamata alla felicità, alla santità, al bene. La santità e il bene, però, richiedono incontro, faccia a faccia, tu per tu. I cristiani, in questo, hanno un esempio grande da offrire. 

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