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Nolè, un Pastore che aveva a cuore il popolo di Dio che gli era stato affidato.

GEMELLI. Mons. Giuliodori: il Vescovo, un angelo della Chiesa

Oggi, alle ore 13, presso la Cappella della Camera Mortuaria del Policlinico Gemelli di Roma, Sua Eccellenza Mons. Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, ha presieduto una celebrazione eucaristica esequiale per il nostro Arcivescovo Francesco Nolè. 

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GEMELLI. Mons. Giuliodori: il Vescovo, un angelo della Chiesa

“Il caro fratello Francesco Vescovo, nel momento del dolore più estremo della sofferenza, della consumazione di tutta la sua vita, con la sua straordinaria forza interiore nel sapere anche vivere il momento della malattia, non come una perdita o il dover rinunciare alle attività pastorali, ma come il culmine dell’offerta di sé, ha dato la più grande grande testimonianza pastorale che un Vescovo possa offrire alla sua comunità”. Con queste parole, oggi pomeriggio, alle ore 13, presso la Cappella della Camera Mortuaria del Policlinico Gemelli di Roma, Sua Eccellenza Mons. Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, ha ricordato con una celebrazione eucaristica esequiale il nostro Arcivescovo Francesco Nolè, alla quale hanno partecipato i familiari del Vescovo, alcuni sacerdoti, religiose e cari amici.

“Il Vescovo è l’angelo della Chiesa - ha detto nell’omelia Mons. Giuliodori. Nell’apocalisse san Giovanni scrive agli angeli della Chiesa; e il Vescovo è un angelo perché assume su di sè il grande compito di annunciare la misericordia di Dio. Gli angeli portano belle notizie, soprattutto l’angelo dell’Annunciazione, ma anche diverse figure di angeli che accompagnano la storia della salvezza. Il Vescovo è un angelo proprio perché ha il compito di rivelare quelli che sono i disegni, i progetti, le opere di Dio. Per la sua comunità è colui che annuncia grande amore per la Sposa, la incarna concretamente con la sua vita con dedizione, premura, tenerezza”. L’arcivescovo Francesco è stato un angelo per le Chiese che gli sono state affidate – ha aggiunto l’Assistente ecclesiastico dell’Unicatt -  per le persone che ha seguito, di cui si è preso cura, per i sacerdoti in modo particolare.  Credo che un Vescovo abbia nel suo presbiterio l’espressione più diretta, più concreta, della condivisione delle responsabilità e della realizzazione del ministero che gli è affidato”.

Parole di conforto non sono mancate da parte del Vescovo Giuliodori per la famiglia e per l’amata Sposa, la diocesi di Cosenza-Bisignano, che tanto ha pregato per lui. “Seppure il dolore del distacco in questo momento può prevalere su tanti altri sentimenti, - ha sottolineato mons. Giuliodori - il nostro sguardo impregnato dalla fede ci fa vedere il senso cristiano anche del morire. La morte che San Francesco d’Assisi ci insegnava a chiamare sorella e a riconoscere come compagna che consente di porre a termine questo nostro cammino travagliato e terreno in pienezza, nel momento gioioso dell’incontro con il Signore, contemplandolo faccia a faccia, come angelo potrà rendere anche lui gloria con le schiere dei santi e di tutti gli angeli del Cielo”. Ora “ci stringiamo a lui con gratitudine perché il Signore ce lo ha donato, perché in lui si è fatto interprete in modo saggio, con grande dedizione umana e spirituale, con grande sapienza, mettendo tutte le sue doti a servizio del disegno e dell’opera di Dio” ha detto il Vescovo dell’Università Cattolica. Nel suo ricordo personale, il Vescovo Giuliodori, ha detto di averlo incontrato qualche volta negli incontri dei Vescovi e delle Assemblee della CEI, in queste occasioni ha ricordato  “ho sempre colto un tratto di umanità, di grande tenerezza, di tanto flato pastorale, un Pastore che aveva a cuore il popolo di Dio che gli era stato affidato. Nell’incontro che ho avuto in questi ultimi giorni, qui in ospedale, ho colto che anche nel momento del dolore più estremo, nella sofferenza della consumazione di tutta la sua vita, non lo ha abbandonato una forza interiore nel sapere anche vivere il momento della morte, non come una perdita o il dover rinunciare alle attività pastorali, ma come il culmine dell’offerta di sé; la più grande testimonianza pastorale che un Vescovo possa offrire alla sua comunità. Saper donare tutto sè stesso, saper alzare lo sguardo al Signore, saperlo fare invocando per sè e per tutti la misericordia di Dio. Come angelo ora possa lui vegliare e guidare la sua Chiesa”. Anche alcuni vescovi calabresi, hanno raggiunto la camera mortuaria per un ultimo saluto al presule cosentino. Tra questi S.E. Mons. Attilio Nostro, Vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea; S.E. Mons. Serafino Parisi, Vescovo di Lamezia e S.E. Mons. Maurizio Aloise, Arcivescovo di Rossano-Cariati.

Il feretro dell’Arcivescovo Nolè, dopo il rito funebre, alle ore 15.30 è partito da Roma per il suo ultimo viaggio verso la Calabria. Cosenza lo attende per stringersi attorno a lui per l’ultimo addio.

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