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"Storie della Genesi"

Restaurato un ciclo di affreschi di Paolo Uccello

È di poche settimane la notizia di un importante e significativo restauro, che ha visto impegnati tecnici e restauratori dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze in un lungo e minuzioso lavoro di recupero di un vasto ciclo di affreschi. Si tratta delle “Storie della Genesi” realizzate intorno agli anni trenta del Quattrocento da uno dei più poliedrici maestri del Rinascimento Italiano, quel Paolo Uccello che Giorgio Vasari, nelle sue “Vite dè più eccellenti architetti, pittori et scultori italiani”, celebrava come artista di “raro ingegno”.
In origine gli affreschi erano situati nel Chiostro Verde della chiesa fiorentina di Santa Maria Novella, e già nel 1983 furono interessati da un primo intervento conservativo, volto a limitare anche i danni accorsi a causa dell’alluvione del novembre del 1966. Ma i problemi sono riemersi nuovamente a causa dell’umidità delle mura, dell’inquinamento e dell’azione corrosiva degli agenti atmosferici, che hanno reso necessario un secondo e più meticoloso intervento.
L’opera in questione è davvero singolare e senza precedenti nella pittura rinascimentale, anzitutto per la scelta del colore, infatti Paolo Uccello scelse di raffigurare i personaggi in monocromo, mentre per le architetture e il cielo si orientò su una gamma cromatica sul rosso e l’azzurro. Già questo basterebbe a creare una sorta di straniamento visivo, ma le scene sono inserite in particolari ed audaci scatole prospettiche. Straordinariamente moderna, quasi un esercizio metafisico di Giorgio de Chirico, è la scena del “Diluvio e Recessione delle acque”, che fa parte dell’ampio ciclo dedicato alle “Storie di Noè”. In realtà sarebbero due episodi distinti ma l’artista, arbitrariamente e con audacia, realizza un unico impianto prospettico con punti di fuga divergenti.
Paolo Uccello riunisce il racconto in una lunetta, suggerendo al tempo stesso la lettura univoca dell’evento biblico. Un’espediente che è sintomo della maestria con cui il maestro fiorentino padroneggia la costruzione scenica. L’artista evoca una natura impetuosa, pronta a manifestare la sua terribile forza con saette, turbini e soffi gelidi di maestrale, mentre le rigide cortine lignee della maestosa arca disegnano una velocissima fuga prospettiva verso il fondo. I personaggi appaiono come stretti tra cielo e terra, tra il primo piano e il fondo; qui si annidano tra arditi scorci, cadaveri giacenti, uomini terrorizzati che sembrano volersi aggrappare alla nave, altri che si trovano un rifugio di fortuna in una botte, altri ancora che provano a domare le acque sui loro cavalli. Ancora più singolare è la scena sottostante dove viene rappresentato “Il sacrificio e l’ebrezza di Noè”. Anche qui coesistono due nuclei narrativi e figurativi: accanto alle figure mirabilmente rappresentate con un’attenzione ai ritratti, con i loro fluenti e voluminosi panneggi, con le pose leziosamente costruite, nella scena è inserita un’immagine estremamente anti estetica: si tratta di una figura aerea, che contrariamente a quanto suggerirebbero le regole della rappresentazione, è dipinta in rapida discesa verso il fuoco prospettico. E se inizialmente si ha difficoltà a ricondurre l’immagine ad una figura umana, una attenta osservazione fa emergere l’immagine di Dio, che sembra ripetere le sembianze e la gestualità di Noè. Anche nella scena del “Peccato originale” il maestro porta una innovazione creativa: se le raffinate silhouette di Adamo ed Eva rappresentano infatti il fulcro narrativo della Genesi, essi sembrano disperdersi in una natura preponderante, dominata da un enorme albero verdastro che sembra fagocitare le figure nei suoi rami.
Oggi è possibile ammirare questa grande impresa di Paolo Uccello nei primi otto affreschi staccati del Chiostro Verde, restaurati e resi visibili in una temporanea esposizione nel Refettorio del Museo, in attesa della loro ricollocazione nella originaria sede.

Fonte: Sir
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