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Le "buone pratiche" per far ripartire il lavoro al Sud

Bisogna smetterla di piangere il lavoro che non c’è e impegnarsi a costruire le condizioni per creare occupazione, soprattutto per i giovani. Ed è possibile, come dimostrano le tante realtà nate negli ultimi anni, grazie anche all'impegno del Progetto Policoro. Il compito della Chiesa e delle istituzioni. L'appello dei vescovi del Mezzogiorno e il cammino verso la Settimana sociale di Cagliari (26-29 ottobre 2017).

Le "buone pratiche" per far ripartire il lavoro al Sud

Ripartire dal lavoro, emergenza del nostro tempo. L’appello è emerso con particolare forza al Convegno delle Chiese del Sud su giovani e lavoro, che si è tenuto a Napoli l’8 e 9 febbraio. E a questo medesimo appello è chiamata a rispondere tutta la Chiesa italiana nell’anno della Settimana sociale di Cagliari (26-29 ottobre 2017), dedicata proprio al “lavoro che vogliamo”.

Ripartire dal lavoro, specialmente al Sud, dove più è in crisi: lo chiedono le istituzioni, impegnandosi a metterlo al centro dell’agenda politica, e lo chiedono le Chiese locali, con il popolo e i pastori. Non vogliamo qui snocciolare cifre, statistiche o percentuali. Perché sono sotto gli occhi di tutti, ma soprattutto perché rischiano di confinare nell’ineluttabilità la crisi dell’occupazione. Come pure sfruttamento, lavoro nero o sottopagato, mobbing, donne e talora uomini esclusi per aver rivendicato il loro diritto insopprimibile a conciliare i tempi del lavoro con quelli della famiglia, e magari per aver generato una nuova vita di cui è pure loro compito prendersi cura: dalle fabbriche ai campi, dalle redazioni dei giornali alle aziende più note, i casi sono innumerevoli. Ma perché la Chiesa dovrebbe “occuparsi” del lavoro? Ce lo ricorda senza interruzione papa Francesco: scrive nell’Evangelii gaudium che, “nel lavoro libero, creativo, partecipativo e solidale, l’essere umano esprime e accresce la dignità della propria vita”. Lavoro e dignità rappresentano un binomio inscindibile, anzi, lavoro è dignità. “Quando non si guadagna il pane, si perde la dignità”, scrive il Papa nel messaggio – a firma del segretario di Stato – per il Convegno di Napoli. “Questo – prosegue – è un dramma del nostro tempo, specialmente per i giovani, i quali, senza lavoro, non hanno la prospettive e possono diventare facile preda delle organizzazioni malavitose”.

È, in fin dei conti, una questione di giustizia.

“Una società che non offra alle nuove generazioni sufficienti opportunità di lavoro dignitoso non può dirsi giusta”, afferma ancora Bergoglio, che nella sua prima esortazione apostolica aveva coniato il termine “inequità” per descrivere un’economia che “uccide”, nella quale “grandi masse di popolazione si vedono escluse ed emarginate: senza lavoro, senza prospettive, senza vie d’uscita”. Giustizia e dignità richiamano, allora, la speranza. Bisogna smetterla di piangere il lavoro che non c’è e impegnarsi a costruire le condizioni per creare lavoro, soprattutto per i giovani. Puntare su di loro è “un atto di lucidità politica”, scrivono i vescovi del Mezzogiorno (assieme alla Sardegna, che non appartiene geograficamente al Sud, ma ne condivide precarietà e difficoltà). È l’ora di un impegno fattivo, testimoniale, non solo a parole. Dare l’esempio significa agire, nel proprio ambito di competenza: nel rispetto dei ruoli, ma senza chiamarsi fuori.

Il cammino verso la Settimana sociale raccoglie la sfida, scandita da quattro tappe, delineate nella lettera-invito, “allo scopo di risvegliare e mettere in moto le tante risorse presenti nelle nostre comunità”. Dapprima “denunciare le situazioni più gravi e inaccettabili” e “raccontare il lavoro nelle sue profonde trasformazioni”. Poi “raccogliere e diffondere le tante buone pratiche che, a livello aziendale, territoriale e istituzionale, stanno già offrendo nuove soluzioni ai problemi del lavoro e dell’occupazione”, per arrivare infine alle proposte rivolte alle istituzioni. E di “buone pratiche” il territorio – al Nord come al Sud – è ricco, grazie anche a quella formidabile fucina di idee e progetti sfociati in nuove realtà lavorative che è il Progetto Policoro, creazione proprio della Chiesa italiana. Una corposa rassegna di casi esemplari è stata presentata proprio al convegno delle Chiese del Sud: dal recupero e vendita di abiti usati a Napoli al progetto “Adotta una capra” nel Cilento per impegnare sul territorio ragazze e ragazzi nell’allevamento, nell’agricoltura e nella pastorizia, e contrastare così lo spopolamento. Dai progetti di microcredito per l’avvio di imprese (uno tra tanti, quello della diocesi di Ragusa) alla cooperativa sociale “I dieci talenti” di Tricarico che si occupa di cultura e turismo. Dalla creazione di un’app rurale (Vazapp) a Foggia per far dialogare giovani contadini alla griffe di alta moda etica “Cangiari” nata in seno al progetto Goel nella diocesi di Locri-Gerace, che oggi conta 201 dipendenti.

Casi singoli che hanno valore in quanto esemplari, paradigmatici di una realtà che può essere elevata a sistema per far ripartire l’occupazione. Ovviamente, con il necessario sostegno – in termini economici, fiscali e infrastrutturali – da parte delle istituzioni locali e nazionali. E con un impegno corale di quanti hanno a cuore l’uomo, la sua dignità, i giovani e il futuro del nostro Paese.

Fonte: Sir
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