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Azione Cattolica, una storia lunga 150 anni

L'Azione Cattolica si sta preparando alla XVI Assemblea nazionale (Roma, 28 aprile - 1° maggio) nel corso della quale verranno rinnovati gli organi statutari e che culminerà con l’incontro, sabato 29 aprile in piazza San Pietro, con Papa Francesco. Tema dell’appuntamento “Fare nuove tutte le cose. Radicati nel futuro, custodi dell’essenziale”. “#AC150 Futuro Presente” è invece il motto dell’incontro con il Pontefice che darà inizio alle celebrazioni per il 150° di fondazione. Storia, identità, impegno e priorità dell'associazione nelle parole del presidente Matteo Truffelli.

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Azione Cattolica, una storia lunga 150 anni

Mentre si va completando il mosaico delle assemblee diocesane per il rinnovo delle cariche e la definizione dei contorni della vita associativa locale per il prossimo triennio, l’Azione Cattolica Italiana si sta preparando alla XVI Assemblea nazionale (Roma, 28 aprile – 1° maggio) nel corso della quale verranno rinnovati gli organi statutari e che culminerà con l’incontro, sabato 29 aprile in piazza San Pietro, con Papa Francesco. Tema dell’appuntamento “Fare nuove tutte le cose. Radicati nel futuro, custodi dell’essenziale”. “#AC150 Futuro Presente” è invece il motto dell’incontro con il Pontefice che darà inizio alle celebrazioni per il 150° di fondazione della più antica aggregazione laicale italiana in cui radicamento sul territorio e dimensione nazionale si intrecciano profondamente fin dalle origini. Per sottolineare questo aspetto, ogni diocesi è invitata a portare in piazza San Pietro un sacchettino di terra che, raccolta in un vaso insieme alla terra di tutte le altre diocesi, verrà offerta durante la preghiera. A Matteo Truffelli, presidente nazionale che ha guidato l’Ac nel triennio 2014-2017, abbiamo chiesto con quale spirito l’associazione prepara a questo appuntamento e quale sia il suo significato. “Presente in quasi 7mila parrocchie in tutte le diocesi italiane, con oltre 300mila aderenti e più di 600mila partecipanti alle attività associative – spiega il presidente – fin dalle sue origini l’Ac esiste dal basso, radicata in modo capillare sul territorio. Una vocazione, rafforzata ulteriormente dal Concilio, a vivere dentro e al servizio delle Chiese diocesane, all’interno delle parrocchie per aiutarle a camminare con lo stesso passo della Chiesa locale sentendosi, al tempo stesso, parte di una comunità più grande in un momento di grave frammentazione come quello di oggi”.

In che modo questa presenza territoriale si pone in relazione con la dimensione “centrale”, e come questo intreccio “approda” in sede di assemblea nazionale?
Anzitutto dal punto di vista formativo e della condivisione di iniziative, scelte e sensibilità ecclesiale, ossia del nostro modo di essere e di pensare la Chiesa. La dimensione nazionale la viviamo inoltre attraverso le forme associative democratiche: ogni livello elettivo concorre all’elezione del livello superiore (parrocchiale, diocesano, regionale e nazionale). Assemblea nazionale è ritrovarsi con i responsabili diocesani per leggere insieme le realtà particolari e individuare una prospettiva comune.

Come è stato vissuto in questo triennio il “sogno” di Chiesa tracciato dal Papa nell’Evangelii gaudium?
È stato avviato un processo che richiederà anni, ma abbiamo intanto compiuto due primi passi fondamentali. Anzitutto la piena accoglienza dell’impegno a farci strumenti di realizzazione dell’esortazione apostolica, la consapevolezza di prenderla sul serio e tentare di metterla in pratica. E non secondo un ordine “dall’alto” ma scegliendone ciascuno le modalità di applicazione nella propria Chiesa diocesana secondo le caratteristiche e le esigenze del territorio. Il secondo passaggio decisivo è avere compreso che l’Evangelii gaudium ci chiede di lasciarci interpellare dalla realtà, di fare uno sforzo di lettura e discernimento condiviso rimettendosi in discussione senza adagiarsi, come ammonisce il Papa al n. 33, sul “comodo criterio pastorale del ‘si è fatto sempre così”.

Il discernimento e la capacità di rinnovarsi sono nel Dna dell’Ac…
In questi 150 anni l’associazione è rimasta fedele a se stessa proprio perché ha saputo rinnovarsi continuamente, rimettersi in gioco e ripensarsi nelle diverse stagioni, aggiornando statuti, forme organizzative, modalità di azione e priorità per mettersi realmente al servizio del proprio tempo.

Oggi quali sono le priorità?
Farsi sempre più Chiesa missionaria, vicina alla vita concreta delle persone, alle loro attese di bene, gioie, dubbi e fatiche. La seconda è diventare promotrice di alleanze dentro e fuori la Chiesa. Una Chiesa sinodale, capace di camminare insieme valorizzando al suo interno il rapporto di fiducia reciproca con i pastori e le altre realtà ecclesiali, ma anche capace di impegnarsi nella società per ricucire un Paese sempre più sfilacciato e diviso ricostruendo legami tra persone e territori. Con lo sguardo rivolto a due appuntamenti cruciali.

Quali?
In autunno le Settimane sociali con la questione del lavoro: vorremmo contribuire a far crescere una cultura del valore del lavoro. L’anno prossimo il Sinodo dei giovani, che per noi non sono una “questione” ma una grande risorsa. L’Ac, nata grazie a due giovani, Giovanni Acquaderni e Mario Fani, da sempre li chiama ad essere responsabili della Chiesa, delle persone e del territorio in cui vivono.

Come si immagina l’incontro con il Papa e che cosa vi aspettate dalle sue parole?
Sarà un grande momento per festeggiare il nostro 150° “compleanno” ma anche per fare memoria, rinnovare e rilanciare l’associazione con gli oltre mille delegati all’assemblea nazionale e i delegati all’assemblea del Forum nazionale di Ac (Fiac) che si terrà nei giorni precedenti in Vaticano. Al Papa confermeremo l’impegno di tutte le nostre associazioni nel mondo per realizzare il suo “sogno” di Chiesa. Sono certo che ci offrirà preziose indicazioni, di cui faremo tesoro, per il nostro cammino futuro.

Fonte: Sir
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