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All'udienza generale al centro il servizio, la Pasqua, Giovanni Paolo II

"Se ci accostiamo alla santa Comunione senza essere sinceramente disposti a lavarci i piedi gli uni gli altri, noi non riconosciamo il Corpo del Signore". Lo ha detto papa Francesco questa mattina in piazza San Pietro. Ricordato il Papa polacco a dieci anni dalla sua scomparsa. Il pontefice ha ricordato anche i martiri cristiani, a partire da don Andrea Santoro.

Parole chiave: papa francesco (317), udienza generale (29), agensir (678)
All'udienza generale al centro il servizio, la Pasqua, Giovanni Paolo II

“Se ci accostiamo alla santa Comunione senza essere sinceramente disposti a lavarci i piedi gli uni gli altri, noi non riconosciamo il Corpo del Signore”. Lo ha detto il Papa, che ha aggiunto a braccio: “È il servizio di Gesù”. Nella catechesi dell’udienza generale di oggi, Francesco si è soffermato sul Triduo pasquale, che comincia domani, Giovedì Santo, con la Messa “nella Cena del Signore”, dove “Gesù, come un servo, lava i piedi di Simon Pietro e degli altri undici discepoli”: “Gesto profetico” con cui “esprime il senso della sua vita e della sua passione, quale servizio a Dio e ai fratelli”. Nell’Ultima Cena, “Gesù offrì al Padre il suo corpo e il suo sangue sotto le specie del pane e del vino e, donandoli in nutrimento agli apostoli, comandò loro di perpetuarne l’offerta in sua memoria. Il Vangelo di questa celebrazione, ricordando la lavanda dei piedi, esprime il medesimo significato dell’Eucaristia sotto un’altra prospettiva”. “Il Figlio dell’uomo non è venuto per farsi servire, ma per servire”, ha ricordato il Papa sulla scorta del Vangelo di Marco: “Questo è avvenuto anche nel nostro battesimo, quando la grazia di Dio ci ha lavato dal peccato e ci siamo rivestiti di Cristo. Questo avviene ogni volta che facciamo il memoriale del Signore nell’Eucaristia: facciamo comunione con Cristo Servo per obbedire al suo comandamento, quello di amarci come Lui ci ha amato”.  “Nel corso dei secoli ci sono uomini e donne che con la testimonianza della loro esistenza riflettono un raggio di questo amore perfetto, pieno, incontaminato”. Lo ha detto il Papa, che parlando del Venerdì Santo ha ricordato i tanti “martiri” che “offrono la loro vita con Gesù per confessare la fede”. “Mi piace ricordare un eroico testimone dei nostri giorni, Don Andrea Santoro, sacerdote della diocesi di Roma e missionario in Turchia”, le parole del Papa: “Qualche giorno prima di essere assassinato a Trebisonda - ha ricordato - scriveva: ‘Sono qui per abitare in mezzo a questa gente e permettere a Gesù di farlo prestandogli la mia carne … Si diventa capaci di salvezza solo offrendo la propria carne. Il male del mondo va portato e il dolore va condiviso, assorbendolo nella propria carne fino in fondo, come ha fatto Gesù’”. “Questo esempio di un uomo dei nostri tempi, e tanti altri, ci sostengano nell’offrire la nostra vita come dono d’amore ai fratelli, ad imitazione di Gesù”, l’invito di Francesco. “E anche oggi - ha proseguito a braccio - ci sono tanti uomini e donne, veri martiri che offrono la loro vita con Gesù per confessare la fede”. “È un servizio della testimonianza cristiana fino al sangue - ha commentato il Papa sempre fuori testo - un servizio che ci ha fatto Cristo, ci ha redento fino alla fine. E questo è il significato di quella parola: è compiuto”.

Che bello che sarà che tutti noi, alla fine della nostra vita, con i nostri sbagli, con i nostri peccati, le nostre buone opere, l’amore al prossimo, possiamo dire al Padre: ‘È compiuto!’”. Anche noi, come Gesù, potremo dire al Padre: “È compiuto”. “Non con la perfezione che ha avuto lui”, ha precisato Francesco, “ma dicendo al Padre: ‘Ho fatto tutto quello che ho potuto fare. È compiuto’”. “Adorando la Croce, adorando Gesù - l’invito del Papa, sempre fuori testo - pensiamo all’amore, pensiamo al servizio nella nostra vita, ai martiri cristiani”. “La Liturgia del Venerdì Santo, allora, ci insegna “che cosa significa questa parola”, “è compiuto”: “Significa che l’opera della salvezza è compiuta, che tutte le Scritture trovano il loro pieno compimento nell’amore del Cristo, Agnello immolato. Gesù, col suo Sacrificio, ha trasformato la più grande iniquità nel più grande amore”. 

“Il Sabato Santo è il giorno in cui la Chiesa contempla il riposo di Cristo nella tomba dopo il vittorioso combattimento della croce”. Lo ha detto il Papa, ricordando che “nel Sabato Santo la Chiesa, ancora una volta, s’identifica con Maria: tutta la sua fede è raccolta in lei, la prima e perfetta credente. Nell’oscurità che avvolge il creato, rimane sola a tenere accesa la fiamma della fede, sperando contro ogni speranza nella Risurrezione di Gesù”. “Nella grande Veglia Pasquale, in cui risuona nuovamente l’Alleluia, celebriamo Cristo Risorto centro e fine del cosmo e della storia”, ha proseguito il Papa: “Vegliamo pieni di speranza in attesa del suo ritorno, quando la Pasqua avrà la sua piena manifestazione”. “A volte il buio della notte sembra penetrare nell’anima”, ha detto Francesco: “A volte pensiamo: ormai non c’è più nulla da fare, e il cuore non trova più la forza di amare… Ma proprio in quel buio Cristo accende il fuoco dell’amore di Dio: un bagliore rompe l’oscurità e annuncia un nuovo inizio, qualcosa che incomincia”. “Nel buio più profondo”, ha proseguito il Papa a braccio: “Noi sappiamo che la notte è più notte e il buio è più buio poco prima che incomincia la giornata. Ma proprio in quel buio è Cristo che vince, che accende il fuoco dell’amore”. 

"Domani ricorre il decimo anniversario della morte di san Giovanni Paolo II: il suo esempio e la sua testimonianza sono sempre vivi tra noi”. È il pensiero speciale rivolto oggi dal Papa, durante i saluti ai fedeli di lingua italiana che come di consueto concludono l’appuntamento del mercoledì. “Cari giovani - l’invito di Francesco - imparate ad affrontare la vita con il suo ardore e il suo entusiasmo; cari ammalati, portate con gioia la croce della sofferenza come egli ci ha insegnato; e voi, cari sposi novelli, mettete sempre Dio al centro, perché la vostra storia coniugale abbia più amore e più felicità”. Salutando, poco prima, gli universitari riuniti a Roma per l’incontro internazionale Univ e gli studenti dell’Istituto San Vincenzo de’ Paoli, Papa Francesco ha esortato a “crescere nell’amicizia del Signore”, perché “quello che serve non è una vita comoda ma un cuore innamorato”. 

Fonte: Sir
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