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Nel corso dei primi tre scrutini, per eleggere il Presidente della Repubblica sarà necessaria una maggioranza dei due terzi dell’Assemblea (in termini numerici serviranno 672 voti). Dal quarto scrutinio in poi sarà sufficiente invece la maggioranza assoluta, vale a dire, 505 voti.

Al via oggi le elezioni per il nuovo Capo dello Stato

Si apre oggi una delicata fase politica. Ecco le norme costituzionali che porteranno all'elezione del nuovo Capo dello Stato. A votare saranno le Camere riunite in seduta comune più 58 delegati regionali, 3 provenienti dalla Calabria.

Parole chiave: Roma (43), Parlamento (7), Presidente della Repubblica (7), Cosenza (498)
Chi sarà il successore di Giorgio Napolitano?

Come noto, il Presidente Giorgio Napolitano si è dimesso lo scorso 15 gennaio. Dopo nove anni e due mandati (il primo mandato iniziò il 15 maggio del 2006, il secondo il 20 aprile del 2013) il Capo dello Stato ha lasciato il Quirinale. Prima di lui si erano dimessi già Antonio Segni e Giovanni Leone, ma nessuno era stato rieletto dopo aver portato a termine il primo mandato. Circostanza quest’ultima che lo rendere un caso più unico che raro anche per il futuro. La sua poltrona è stata temporaneamente occupata dal Presidente del Senato, Pietro Grasso, che svolgerà il ruolo di supplente. Il 29 gennaio cominceranno le votazioni per eleggere il dodicesimo Presidente della Repubblica della storia italiana. Ma come funzionano le Elezioni del Presidente della Repubblica? La Costituzione dedica al Presidente della Repubblica otto articoli, dall’art.83 all’art.91, tutti situati nella seconda parte al titolo II. Se Giorgio Napolitano avesse governato fino al termine naturale del suo mandato (sette anni), secondo l’art.85 il Presidente della Camera avrebbe avuto 30 giorni di tempo per convocare in seduta comune il Parlamento e i delegati regionali allo scopo di eleggere un nuovo capo dello Stato. In caso di dimissioni invece, i tempi si accorciano. In base all’art.86, infatti, in caso di impedimento permanente o di morte o di dimissioni del Presidente della Repubblica, il Presidente della Camera dei deputati indice la elezione del nuovo Presidente della Repubblica entro quindici giorni, salvo il maggior termine previsto se le Camere sono sciolte o manca meno di tre mesi alla loro cessazione. Data la scelta di Napolitano di rinunciare in anticipo al suo mandato dunque, Laura Boldrini ha avuto quindici giorni di tempo per indire le elezioni del Capo dello Stato. La prima votazione si svolgerà infatti oggi, due settimane dopo le dimissioni.
Il Presidente della Repubblica verrà eletto dal Parlamento riunito in seduta comune. Oltre ai rappresentati di Camera e Senato partecipano all’elezione anche tre delegati per ogni Regione . Questi ultimi vengono eletti dal Consiglio regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze. Fa eccezione la Valle d’Aosta che ha un solo delegato. I tre rappresentanti calabresi saranno il governatore Mario Oliverio, il presidente del Consiglio regionale,  Antonio Scalzo ed il consigliere di opposizione, Nazzareno Salerno. Ad eleggere il nuovo Capo dello Stato sarà dunque un corpo elettorale composto da 1008 votanti: 630 deputati, 315 senatori, 5 senatori a vita (Carlo Azeglio Ciampi, Elena Cattaneo, Mario Monti, Renzo Piano e Carlo Rubbia), 58 delegati regionali. La votazione avrà luogo a scrutinio segreto. Nel corso dei primi tre scrutini, per eleggere il Presidente della Repubblica sarà necessaria una maggioranza dei due terzi dell’Assemblea (in termini numerici serviranno 672 voti). Dal quarto scrutinio in poi sarà sufficiente invece la maggioranza assoluta, vale a dire, 505 voti. In base all’articolo 84 della Costituzione può diventare Capo dello Stato: ogni cittadino che abbia compiuto cinquanta anni d’età e goda dei diritti civili e politici. L’ufficio di Presidente della Repubblica è incompatibile con qualsiasi altra carica. Per gli amanti dei precedenti storici, si ricorda che solo quattro Presidenti sono stati eletti al primo scrutinio: Enrico De Nicola nel 1946, Francesco Cossiga nel 1985 e Carlo Azeglio Ciampi nel 1999. L’elezione più lunga della storia fu quella di Giovanni Leone eletto alla ventitreesima votazione. Seguono Giuseppe Saragat eletto al ventunesimo scrutinio, Oscar Luigi Scalfaro al sedicesimo scrutinio.

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