Era poco piu' dell'ora di pranzo dell'11 gennaio il giorno in cui, insieme ad un gruppo di carissimi ragazzi italiani, siamo partiti per la Thailandia. Dopo 12 ore di volo siamo arrivati a Bangkok con la consapevolezza di non sapere esplicitamente il perche Dio ci portava in una Nazione che pochi giorni prima era stata colpita da tanto dolore.
In 11 giorni abbiamo avuto modo di testimoniare su Gesu', cantare lodi al Suo nome, studiare, memorizzare e meditare la sua parola in una nazione cosi' lontana dal pensiero di Dio come salvatore.
Le benedizioni spirituali che abbiamo ricevuto sono state tantissime, come per esempio che spesso non valutiamo il privilegio di poter conoscere un Dio vero.
Viaggiando per il nord della thailandia, in ogni luogo visitato, a qualsiasi ora abbiamo incontrato persone che davano le loro offerte o erano inginocchiate davanti a centinaia di statue. Idoli che hanno occhio ma non vedono, hanno orecchie ma non sentono, hanno bocca ma non parlano, hanno mani ma non fanno, hanno piedi ma non camminano.
Noi invece, a volte, non troviamo il tempo nella nostra vita sfrenata per la nosra comunione con Dio, la nostra vita di preghiera, studio e meditazione.
Abbiamo percorso piu' di tremila chilometri viaggiando per la jungla e le citta' della thailandia e della birmania, trasportati da autobus, tricicli a motore chiamati tou-touk,elefanti, motoscafi.
E' stato bellissimo ma una cosa ci e' rimasta impressa: in ogni posto visitato alle nostra domande sul disastro nel sud a phuket la risposta era sempre la stessa: "Se buddha ha deciso cosi' per noi va bene, e non discutiamo a riguardo, cio' che dobbiamo fare adesso e' continuare a lavorare con un sorriso".
Non so che effetto produce a voi, a noi ci ha lasciati perplessi perche' a volte i figli di Dio non riescono a rimanere in silenzio davanti a Dio quando e' lui stesso che in romani 8:28 dice :
"Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno."
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