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Verso il Convegno diocesano

Famiglia è la gioia di sognare con Dio!

Con la testimonianza le famiglie parlano di Gesù agli altri, risvegliano il desiderio di Dio e mostrano la bellezza del Vangelo e dello stile di vita che ci propone. Così i coniugi cristiani invitano a riscoprire il sogno di Dio sull'uomo e costruiscono la loro storia con lui, in una società in cui nessuno si sente solo ma che risplende dei colori della fraternità e della difesa delle persone.

Famiglia è la gioia di sognare con Dio!

Il tema del Convegno Pastorale Diocesano: "Parrocchia: missione famiglia" mette in evidenza tre parole- chiave. La prima è "parrocchia" perché "Il principale contributo alla pastorale familiare viene offerto dalla parrocchia, che è una famiglia di famiglie, dove si armonizzano i contributi delle piccole comunità, dei movimenti e delle associazioni ecclesiali» (AL n. 202). È la vita che si svolge in parrocchia che permette di entrare in contatto con la realtà delle famiglie, di andare incontro alle loro esigenze, ma anche di valorizzare il loro impegno e la loro corresponsabilità.

La seconda parola, nel cuore del titolo, è "missione": gli sposi, «in forza del Sacramento, vengono investiti di una vera e propria missione, perché possano rendere visibile, a partire dalle cose semplici, ordinarie, l’amore con cui Cristo ama la sua Chiesa, continuando a donare la vita per lei» (AL 121). Questa missione li invita, innanzitutto, a curare la relazione tra loro, a essere amici fedeli, teneri ed esclusivi: " Dopo l’amore che ci unisce a Dio, l’amore coniugale è la «più grande amicizia». E’ un’unione che possiede tutte le  caratteristiche di una buona amicizia: ricerca del bene dell’altro, reciprocità, intimità, tenerezza, stabilità, e una somiglianza tra gli amici che si va costruendo con la vita condivisa. Però il matrimonio aggiunge a tutto questo un’esclusività indissolubile, che si esprime nel progetto stabile di condividere e costruire insieme tutta l’esistenza (AL n. 123). La missione li porta poi a curare in modo speciale la relazione con i propri figli: "I genitori hanno il dovere di compiere con serietà lo loro missione educativa, come insegnano spesso i sapienti della Bibbia. “L’amore coniugale richiede agli sposi che essi conoscano convenientemente la loro missione di paternità responsabile, sulla quale oggi a buon diritto tanto si insiste e che va anch’essa esattamente compresa. […] L’esercizio responsabile della paternità implica dunque che i coniugi riconoscano i propri doveri verso Dio, verso se stessi, verso la famiglia e verso la società, in una giusta gerarchia dei valori» (AL n. 68). Di cile per i genitori soprattutto educare i propri figli alla libertà. Per fare ciò è necessario che vigilino sulla loro vita. Ciò non vuol dire che devono “dominare i loro spazi”; ma che devono interrogarsi su chi sono i loro amici reali e virtuali; chiedersi su “dove” si trovano in senso esistenziale. Per educare alla libertà è necessario sviluppare

l’esercizio a sane abitudini, come quella di rinunciare a una soddisfazione immediata; quella di ottenere ciò   che desiderano attraverso sforzi; quella di avere la costanza di dirsi, grazie, scusa e permesso. Specialmente la parola “scusa” è diventata per molti sconosciuta. Anche le sanzioni sono ormai in disuso in molte famiglie. L’educazione alla libertà passa anche attraverso l’educazione alla fede. Trasmettere la fede ai nostri ‑ gli è l’impegno che ci siamo assunti il giorno delle nostre nozze, rispondendo “sì” alla domanda “Siete disposti ad accogliere con amore i figli che Dio vorrà donarvi e a educarli secondo la legge di Cristo e della sua Chiesa?”. Ma perché l’esperienza spirituale non si imponga ma si proponga alla loro libertà, è necessario che i figli vedano in maniera concreta che la preghiera è realmente importante per i loro genitori. La missione a cui sono chiamati gli sposi li porta poi a varcare i confini della propria abitazione, a prendersi cura delle relazioni anche al di fuori della propria famiglia e a testimoniare ovunque la bellezza di essere famiglia cristiana: "Con la testimonianza, e anche con la parola, le famiglie parlano di Gesù agli altri, trasmettono la fede, risvegliano il desiderio di Dio, e mostrano la bellezza del Vangelo e dello stile di vita che ci propone. Così i coniugi cristiani dipingono il grigio dello spazio pubblico riempiendolo con i colori della fraternità, della sensibilità sociale, della difesa delle persone fragili, della fede luminosa, della speranza attiva. La loro fecondità si allarga e si traduce in mille modi di rendere presente l’amore di Dio nella società" (184). Il titolo del Convegno si chiude con la parola "famiglia". È l'ultima ma è anche la più importante.

Senza la famiglia non si può vivere. È nella famiglia che si impara a dare e a ricevere amore. È nella famiglia che ci si educa a entrare in relazione con l'altro. Senza la famiglia non si saprebbe cos'è l'amore, non si saprebbe amare. Pur con le sue fragilità e con le sue debolezze, la famiglia è ancora il più bel sogno da vivere: i coniugi non sono altro che un uomo e una donna uniti dal desiderio comune di sognare il sogno di Dio. Per questo accettano le reciproche imperfezioni come sfida per il superamento dei propri limiti e non come impedimento alla propria realizzazione. L'amore da cui veniamo è perfetto, siamo noi persone imperfette alla ricerca della perfezione originaria. Ed è la forza spesso inconsapevole delle nostre origini che ci spinge a sognare: certi che non sogniamo soli ma insieme a Qualcun Altro. Per questo gli sposi cristiani riescono a guardare sempre oltre quel difetto, oltre quella infedeltà, oltre quella miseria umana: sognano un sogno che è oltre loro e pur li comprende. Gli sposi cristiani sono coloro che vivono la consapevolezza che oggi è solo un frammento di un tempo eterno, che il vuoto che spesso sperimentano è segno di un pieno che li contenterà. L'altro lascia intravvedere la pienezza e la perfezione che è solo di Dio. I suoi "vuoti" ricordano e rimandano alla gioia piena che vivremo non domani ma "dopodomani", per usare le parole di papa Francesco. I suoi vuoti sono, dunque, un dono. Perché mi ricordano da dove vengo e dove tendo. Veniamo da un pieno e torniamo a un pieno; e l'altro mi o­ re la strada per arrivarci. Per questo le famiglie e le parrocchie, famiglie di famiglie, sono missionarie: chiamate a essere donatrici del loro dono più prezioso: il sogno che portano dentro, il sogno di Dio. Ci vuole coraggio. Il coraggio di sognare insieme il sogno di Dio: " voler formare una famiglia è avere il coraggio di far parte del sogno di Dio, il coraggio di sognare con Lui, il coraggio di costruire con Lui, il coraggio di giocarci con Lui questa storia, di costruire un mondo dove nessuno si senta solo". (AL 321).

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