Editoriali
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Un giornalismo di pace e prossimità

Sul versetto giovanneo: "La verità vi farà liberi" il messaggio del Santo Padre per la prossima Giornata mondiale per le comunicazioni sociali, che verrà celebrata nella solennità di Pentecoste 2018.

Un giornalismo di pace e prossimità

"Notizie false e giornalismo di pace", recita il titolo della prossima Giornata mondiale per le comunicazioni sociali. Parole cariche di significato per l'attuale, che il Santo Padre àncora a una delle espressioni più dirompenti del Vangelo giovanneo: "la verità vi farà liberi". La suggestione è chiara:la ricerca della verità può passare attraverso la penna e il tablet di chi scrive; attraverso un servizio televisivo o una trasmissione radio. Si può fare giornalismo di pace raccontando la verità? Evidentemente sì, perché la verità pacifica e armonizza la città degli uomini. Si tratta di gettare la luce sulla oggettività della notizia, di raccontarla per bene, di rendere un servizio al dato di fatto. Solo così la verità diventa inoppugnabile e il compito ben eseguito. In un'epoca che registra una pletora di giornalismi, direttamente proporzionale agli interessi e alle istanze dei fruitori, è opportuno anzitutto porsi dinanzi alla persona che si ha davanti, al fatto che si intende raccontare, alle modalità stesse con le quali è opportuno farlo. Il giornalismo va fatto con le regole del giornalismo. Non è un vangelo, né un romanzo, né un libro di fantascienza. E' l'adesione alla realtà, un'adesione spesso sudata, sofferta, ma che, quando viene a realizzarsi, edifica. Crea ponti. 

Il compito del cronista, prima ancora del giornalista, è quello di verificare la notizia, allo stesso modo di come egli è obbligato a cercarla. Il giornalismo "tacco e suola" impone di incrociare la notizia, di vederla con i propri occhi. E' solo incrociando la notizia, incarnandola, che è possibile intingere la penna nel cuore per poterla comunicare. Il valore pubblico della notizia risiede proprio in questo: che essa funga da utile, da ricchezza per chi la legge, la vede, vi riflette. 

Poi c'è il tema del giornalismo di pace. Di chi si limita, descrivendo la realtà, a rimanere ai fatti. Senza ricami, senza provocare scandali, senza impastare e dare in pasto giudizi, che spesso sono affrettati. Un giornalismo di prossimità, proprio sulla scorta dei messaggi passati di papa Francesco, è un giornalismo che incontra, che dialoga, che sa donare la notizia senza esasperarla, ingigantirla, deturparla. 

Quello del giornalista è un mestiere delicato. Appassionante, ma serio. Non è un gioco da ragazzi, anche se tanti ragazzi lo amano. E' una responsabilità verso la collettività. E oggi abbiamo bisogno di persone responsabili. 

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