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Padre Granieri: Il Papa su Rolling Stone? Un'operazione sicuramente commerciale

Il sacerdote passionista, esperto in musica, spiega il significato della copertina della rivista, che ritrae proprio Bergoglio.

Padre Granieri: Il Papa su Rolling Stone? Un'operazione sicuramente commerciale

In coincidenza con l’anniversario e, poco prima del prossimo 25 marzo, data in cui Francesco si recherà a Milano, Rolling Stone Italia gli ha dedicato la copertina definendolo un “papa pop”, che chiede ai giovani di “fare chiasso”. Abbiamo intervistato a tal proposito, don Massimo Granieri un fine conoscitore di cultura e musica contemporanea, offrendoci una gustosa intervista.

Ha mai acquistato Rolling Stone (d’ora in poi, RS)?

Certamente! Quando ero più giovane, compravo RS in inglese, anche prima che nel 2003 nascesse la versione italiana­­. Per i cultori del rock la rivista era uno strumento importante d’informazione: il web non esisteva! Da anni, non l’acquistavo più: ho fatto un’eccezione perché c’era Francesco in copertina e mentre uscivo dall’edicola, mi arrivata anche la richiesta da parte di ‘Parola di Vita’ per questa intervista! Oggi però non è più ‘voce’ autorevole come rivista di settore; è più il nome che fa vendere copie. Sfogliandola si nota subito quanto sia diventata “commerciale”: si privilegia la pubblicità, a contenuti di qualità: più che una rivista rock corredata da recensioni ha un taglio molto…glamour, per certi aspetti. Basti pensare che nella sezione “Rock and Roll” troviamo foto di Katy Perry affiancate a Bruce Springsteen: la prima non ha nulla di rock ‘n roll; il secondo è un’icona nella storia della musica mondiale con la sua Fender Telcaster. Comunque, basta sfogliarlo rapidamente per rendersene conto!

E iconograficamente, che cosa comunica questa copertina di un Francesco su sfondo giallo, colore papale, ma un di “giallo acido” proprio dell’arte pop?

La posa iconografica di Francesco mira semplicemente a catturare l’attenzione: il messaggio iconografico, di per sé è positivo a prima vista: il papa è in posizione centrale, con sguardo rassicurante e con il pollice con anello piscatorio verso l’alto, come a dire “è tutto ok, ci sono io!”; allo stesso tempo, però, questo pollice verso l’alto ricorda anche l’icona più diffusa su Fb che il “like”: quasi un metamessaggio, se lo colleghiamo anche alle icone con mani giunte, in alto sia a destra che a sinistra, tipiche di what’s app: Francesco un “papa pop” e molto (troppo?) social…e alla luce di quanto esprimono gli articoli su Francesco poco “chiari”, sembrerebbe quasi esprimere un’ansia sua o della Chiesa di avere “like” e “consensi liquidi”.

Francesco è un papa “mediale”: utilizza molto i social per comunicare. Tuttavia il rischio è che questo aspetto venga strumentalizzato. Con quale aspettative, alla luce di quanto detto, ha acquistato questa copia con Francesco, definito un “papa pop” che chiede ai giovani di fare chiasso?

M. Già nel 2014, RS USA aveva messo in copertina Francesco: ma l’articolo legato a Bergoglio mi lasciò “l’amaro in bocca”, perché fu un’accusa spietata e immotivata al papato di Benedetto. Per cui, quando ho acquistato RS Italia speravo che gli articoli contenuti all’interno, questa volta avessero un maggiore spessore e che semmai, ponessero delle critiche fondate all’operato di Francesco.

Che immagine di Francesco ci restituisce?

Come dicevo sopra, sono rimasto molto deluso dai contenuti espressi nella maggior parte degli articoli: si è persa un’occasione per comunicare il magistero di Francesco attraverso la cultura musicale, che affascina e attrae molti giovani (e non solo!), eccezione fatta per quelli a firma Spadaro e Millefoglie. In particolare in “Dio c’è scritto solo sui muri”, Millefoglie porta ai giovani delle periferie di Milano la lettera che Francesco e ne legge a loro spezzoni, cercando di capire quale sia la loro reazione. Fare questa operazione è molto intelligente: anche se le risposte date non sono positive, alla fine si percepisce il reale disagio dei giovani in cui vivono oggi e si percepisce la “paura” o la mancanza di speranza nel “fare chiasso” e nel “creare ponti”.

E tra gli articoli di cui non ha condiviso i contenuti?

Rispetto all’articolo di Rolling StoneUSA, sono stati meno “cattivi” visto che siamo in Italia e un certo rispetto per il papa si mantiene ancora…ma essi “peccano” di serietà, descrivendo l’azione di Francesco con superficialità: ad esempio, in “No Jesus? No Campo” così parla il papa della selfie generazioni, Alberto Piccinini dice su Francesco: “è significativo che il papa non abbia intonato nessuna preghiera, nessun rosario, dato nessuna benedizione. Credo di sì. Per tornare all’idea di sdoppiamento, Francesco potrebbe essere un attore brechtiano, che porta in giro l’icona del papa vestito di bianco come una specie di sagoma col buco per metterci dentro la faccia (in questo caso la sua), fare le foto ricordo, i selfie”. Si può evincere, forse, un goffo riferimento al video di Joan Osbourne “Out of Us” e quasi si descrive Francesco come un “attore che non si immedesima con il personaggio, anzi se ne distacca”.

Quindi, si tratta di una mera azione commerciale che strumentalizza il “potere comunicativo”, senz’altro positivo. di Francesco. Prima di chiudere l’intervista, se dovesse assegnare una canzone del repertorio rock a Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco?

Per tutti e tre farei riferimento a Patti Smith, icona rock le cui canzoni nutrite da una profonda fede: a Giovanni Paolo II  associo “Path that Cross” che ho ascoltato, commuovendomi, il giorno della morte di Karol, in cui la Smith scrive:” Sentieri che s’incrociano, S’incroceranno ancora […]. Parlami cuore, tutte le cose si rinnovano, i cuori guariranno”. Quando morì Woitila, il mondo, io mi sentii più solo. A Benedetto XVI associo, invece, “Because the night”, soprattutto quando dice che “la notte appartiene agli amanti” e lui ha vissuto fino in fondo la “notte” legato alla fedelmente alla sua amata sposa, la Chiesa. A Francesco lego “People have the power”, “La gente ha il potere” ricordando anche un aneddoto sulla genesi di questa canzone: la Smith racconta nel suo libro “Complete. Canzoni, Riflessioni e diari” come un pomeriggio, mentre faceva i lavori di casa, fu interrotta dal marito Fred con queste parole:”la gente ha il potere. Scrivilo”. Dopo aver raschiato le pentole, si mise a scrivere i testi delle nuove canzoni, passando le settimane successive ad ascoltare i discorsi del reverendo Jackson a leggere la Bibbia tanto che troviamo in essa echi di Isaia:”Come panna le acque si alzano, e passeggiamo insieme, e nessuno che rideva o criticava. E il leopardo e l’agnello si sdraiano vicini e uniti, stavo nella mia speranza […] La gente ha il potere”. Ecco, questa immagine di “raschiare il fondo delle pentole, per pulirle bene” mi ricorda l’azione di Francesco, che nella sua quotidianità sta traghettando la Chiesa verso nuovi orizzonti perché anche sull’umile piovano le grazie. Pertanto, lo confermo: un’occasione mancata quella di Rolling Stone per essere davvero esponenti di una cultura di rottura e controtendenza, realmente rock, non avversa alla spiritualità. Anzi, da questo punto di vista, la storica rivista di musica, si è rivelata molto conformista.

 

 

 

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